Nel pomeriggio di martedì Alessia Serra ha depositato il suo disegno di legge: 6,2 miliardi di euro per antincendio immediato, rinforzo della rete e indennizzi dopo gli incendi di luglio che hanno bruciato oltre 180.000 ettari in Sardegna e Calabria. La mattina seguente Lorenzo Bellini, ministro dell’Economia e delle Finanze, è andato in televisione per definire la sua fonte di copertura, un prelievo del 20% per un anno sugli extraprofitti di utility, assicurazioni e trader di materie prime agricole, “destabilizzante”. Ha incaricato il Tesoro di preparare un pacchetto alternativo finanziato con BTP. Domani i due siederanno ai lati opposti dello stesso tavolo verde della Commissione Bilancio della Camera, con i dirigenti apicali alle spalle e le telecamere su ogni virgola.
È un palcoscenico noto e una disputa antica aggiornata da vento, siccità e scintille: chi paga per il calore che mangia i boschi e salta le strade, e con quale strumento lo Stato porta denaro a squadre, linee e famiglie prima che la prossima raffica spinga le brace su una cabina? Da cinquant’anni l’economia convive con una leva che consente di prelevare extraprofitti durante le calamità. In via XX Settembre, intanto, sanno che i mercati assorbono emissioni straordinarie se la storia è chiara e il calendario non pesa. Serra e Bellini invocano entrambi l’urgenza, ma differiscono su quale bilancio comprimere e su quale disciplina agganciare al denaro.
Dentro la Commissione Bilancio
La bozza di Serra è costruita su tre capitoli di spesa, con destinazioni esplicite.
Il primo capitolo riguarda la rete: 1,8 miliardi per sezionamenti e tratti interrati in Sardegna e Calabria dove i lavori possono partire entro il trimestre. Nei fascicoli sono segnati i tracciati lungo la SP 68 nel Sinis e le dorsali MT che costeggiano l’Ogliastra, con priorità alle porzioni che hanno registrato scatti ripetuti nei giorni di maestrale.
Il secondo capitolo vale 2,1 miliardi per indennizzi e sostegni al reddito destinati a piccoli proprietari, pescatori e famiglie con case bruciate, da canalizzare attraverso l’Autorità Nazionale di Protezione Civile, con banche convenzionate come agenti pagatori. Qui la differenza tra un bonifico la prossima settimana e uno a ottobre stabilisce se un laboratorio di Oristano riapre o chiude.
Il terzo capitolo, 2,3 miliardi, finanzia mezzi aerei, squadre e opere comunali di prevenzione: fasce tagliafuoco, piste di accesso, sfalcio sotto le linee. Per Nuoro e Vibo Valentia sono pronti gli elenchi dei cantieri, con i tratti da liberare dai rovi e gli appalti sotto i 5 milioni che i tecnici ritengono bandibili in trenta giorni.
Dal lato opposto, la nota del Tesoro di Bellini richiama il test di stabilità di mercato introdotto in legge nel 2012 e propone di coprire importi analoghi con una sindacazione su BTP a 5 e 10 anni, con designazione d’uso emergenziale allineata dove possibile al quadro dei BTP Green. La promessa è di un book veloce e di un collocamento capace di tenere fermo lo spread.
Non lo diranno in aula, ma il reciproco istinto è chiaro. Serra accusa Bellini di nascondere morbidezze di finanza pubblica dietro parole come calma e appetito. Bellini, secondo più di un collega, sostiene che Serra stia cercando visibilità regionale con una tassa dal gettito incerto. Nessuna delle due ricostruzioni è del tutto sbagliata. La domanda per la Commissione è più prosaica e più rilevante: quali fondi arrivano prima con il minimo trascinamento futuro, e quale strumento impone le condizioni a chi ne ha più bisogno.
Un BTP decennale al 4% su 6,2 miliardi costa circa 248 milioni l’anno in cedole; senza milestones ARERA, diversi cantieri di interramento in provincia di Cosenza sono slittati di due trimestri nel 2021.
Il gettito possibile: utility, assicurazioni, trader
La definizione di “extraprofitti” nel testo fissa l’eccedenza come utile oltre il 120% della media 2020–2022. Nelle utility la base è concreta. I margini della generazione si sono affievoliti rispetto allo shock del 2022, ma gli operatori di rete, dalla distribuzione di Enel (e‑distribuzione) a Iren, Hera e A2A, e Terna sulla trasmissione, lavorano con tassi di remunerazione regolata intorno a un WACC del 5–6%, con l’Autorità di regolazione dell’energia (ARERA) che sta valutando maggiorazioni collegate alla resilienza. I bilanci segnalano che l’EBITDA della distribuzione in Italia dei maggiori gruppi è nell’ordine di 7–8 miliardi. Non tutto rientrerebbe nella base calcolata da Serra, ma i suoi tecnici stimano un gettito da energia fra 2 e 2,5 miliardi.
Tradotto in opere, quella cifra coprirebbe per esempio l’installazione di circa 500 quadri di sezionamento su linee di media tensione e 150 chilometri di interramenti tra Oristano e il Reggino, secondo un ingegnere di rete che ha contribuito alle tabelle.
Con le assicurazioni il conto è più delicato. I sinistri incendio di questo mese peseranno, e la riassicurazione rinforza i prezzi da due anni. Nelle città dove le polizze casa contro incendio boschivo sono diffuse, i rinnovi stanno già salendo: a Nuoro diversi clienti hanno ricevuto preventivi con aumenti del 22% rispetto al 2025. Una nota trimestrale di IVASS indica che i grandi gruppi restano in utile sul ramo danni nel complesso, grazie al motore. Una stima di Mediobanca Securities, vista da questo giornale, colloca il gettito potenziale dal settore tra 1,5 e 1,8 miliardi una volta scontate le perdite di luglio e applicata la media triennale.
I trader di bulk agricolo, da Casillo Commodities Italia a una manciata di case globali che fanno passare granaglie e mangimi nei porti del Sud, protestano più forte e spiegano meno. “I nostri margini sono sottili e volatili”, ripetono. Il 2023 è stato robusto, il 2026 finora è medio per volumi ma nervoso sulle basi dopo le chiusure per cenere a Oristano e le fermate a singhiozzo ad Arbatax. Un prelievo sulla quota di guadagni sopra la media recente non li manderà in rosso, aggiungerà attrito a imprese che in stagioni turbolente fanno il prezzo in un’area dove il costo dei mangimi arriva in bolletta di latte e suini nel giro di un mese.
Se volete linee più sicure già a ottobre, prendete da chi ha annunciato cassa agli investor day. Fate tagliare la macchia e interrare le campate. Non fateci aspettare che si assestino le cedole.
Lo ha detto senza enfasi, una mano sulla murata scheggiata del suo piccolo peschereccio. Dal capodibanda pendeva un raffio dal manico blu. Era sbarcato tardi la notte prima con reti macchiate di cenere e una cassetta di cefali che nessuno pagava a prezzo pieno. È l’uomo che Serra cita nei comizi: stretto tra le chiusure in banchina e i rincari dei mangimi che fanno salire il prezzo di esca e ghiaccio, in attesa di bonifici ANPC che, avvertono i tesorieri comunali, possono arrivare con 60–90 giorni di ritardo anche in emergenza.
I BTP sul tavolo
La risposta di Bellini è, in un senso, più lineare: finanziare 6,2 miliardi con BTP, probabilmente due tranche a 5 e 10 anni, con vincolo di destinazione a rete, flotta aerea e indennizzi per rassicurare gli investitori orientati all’ESG. Sulla parte lunga il Tesoro punta a una cedola attorno al 4 per cento.
Se scaglionano in due passaggi e tengono ampia la sindacazione, il mercato di agosto li prende. Ma bisogna essere chiari sul perimetro di spesa, perché i conti dedicati hanno memoria.
Quel costo si spalma nel tempo e arriva quando la cenere a Arbatax sarà già andata a fondo. Ce n’è un altro, meno visibile: un finanziamento senza condizioni operative. Le obbligazioni possono pagare tutto, quindi rischiano di pagare anche lavori senza scadenze verificabili. Un prelievo, se costruito bene, porta con sé un contrappeso: le imprese che hanno incassato nelle fasi di volatilità, o siedono su rendimenti protetti, sono obbligate a garantire interventi con traguardi approvati da ARERA e rendicontati ogni trimestre alla Commissione Bilancio.
I BTP sono una solidarietà praticata. La gente lo dimentica. Un titolo comprato allo sportello vuol dire che condividiamo il peso, e i mercati sanno che onoriamo i debiti.
Il ragionamento di Lignano avrà presa in molte filiali questa settimana. È la migliore carta di Bellini: in un anno di incendi e spesa alimentare in salita, non si agita il mercato e non si colpiscono aziende che poi devono costruire ciò che la politica chiede. Il rischio, però, è finanziare impegni senza denti. In passato, dove i ritorni regolati sono stati legati a obiettivi di resilienza, i pali sono stati sostituiti e i sezionamenti sono comparsi sulle mappe dei feeder; dove il denaro è arrivato senza traguardi, i cronoprogrammi sono scivolati tra i faldoni degli appalti.
La velocità della spesa
L’ANPC ha cassa. Il suo fondo di riserva è reale e si può alimentare in entrambi gli scenari. Il collo di bottiglia è fra Roma e le colline. I tesorieri comunali da Oristano a Vibo Valentia lamentano rimborsi per straordinari e pagamenti ai fornitori che slittano di due o tre mesi. A Nuoro, la presidente di una cooperativa forestale mi ha mostrato gli avvisi di gara: i lotti per la prevenzione sullo sfalcio affidati a grandi appaltatori nazionali hanno prezzi unitari più alti e partenze più lente, le squadre locali restano in attesa. L’agenzia difende la scala come acceleratore, ma sul terreno gli uomini con le motoseghe aspettano mentre arrivano ponteggi da Emilia.
Continuiamo a sentire che le fasce tagliafuoco hanno fallito perché nessuno le ha pulite. Non è così. Lo standard di sgombero alla quinta buca è quattro metri dalla recinzione alla macchia, ed era rispettato. Il vento ha portato le braci dalla strada e la linea è scattata tardi.
La correzione di Ferraro conta perché riporta la discussione ai particolari operativi che trasformano i fondi in soluzioni. Il sezionamento riduce l’ampiezza del guasto, l’interramento funziona in alcuni terreni e in altri no, le regole di sfalcio che suonano bene a Roma possono ignorare la pendenza di una frazione dietro Palmi. Se il prelievo di Serra passa, la Commissione dovrà vincolare gli euro a traguardi che imbriglino utility e appaltatori. Se saranno i BTP di Bellini a finanziare gli stessi capitoli, quelle stesse condizioni vanno imposte prima che i soldi escano dal conto del Ministero.
C’è poi il canale assicurativo. Varie compagnie di seconda fascia nel Mezzogiorno hanno già congelato le nuove coperture incendio in alcuni CAP dell’Ogliastra e dell’Aspromonte in attesa dei rinnovi di riassicurazione, con premi in aumento tra il 18 e il 30 per cento sulle polizze esistenti. I riassicuratori spiegano che l’andamento dei sinistri giustifica termini più severi e maggiori ritenzioni, argomento vero nei numeri e duro nella pratica. Se il prelievo entra in vigore, una quota potrebbe alimentare il piccolo backstop catastrofale co‑gestito da ANPC e IVASS. Il comitato congiunto che firma le attivazioni, composto dal direttore generale di IVASS e dal capo dell’ANPC, è atteso in riunione il 5 agosto per aggiornare i criteri di rilascio per incendi. In bozza c’è l’ipotesi di attivare fino a 100 milioni in garanzie temporanee nelle province di Nuoro e Reggio Calabria qualora la capacità privata scenda sotto soglia: per Mediterranea Assicurazioni e Reale Mutua significherebbe tenere aperti i mandati nelle aree rosse.
Abbiamo scritto stamattina ai clienti di Bari che i rinnovi saliranno ancora e la capacità è scarsa. Se arriva un altro prelievo su di noi, taglieremo filiali o venderemo il portafoglio. Non è una minaccia, è l’aritmetica delle ritenzioni.
L’azienda di Vadalà è fra i perdenti abituali di questa economia del fuoco ricorrente, e liquidare il problema con una lezione su consolidamenti ed efficienza è troppo comodo. Quando un assicuratore piccolo lascia una provincia, le famiglie scivolano verso il sostegno pubblico e il fondo che il prelievo vorrebbe preservare si ritrova più esposto al prossimo incendio. Gli analisti del Tesoro conoscono perfettamente questa dinamica e la portano come argomento contro nuove tassazioni. Raramente la impugnano per imporre condizioni stringenti anche sui contributi finanziati da BTP, che è l’altro modo per evitare lo stesso esito.
Porti, pesce e famiglie
Al Porto di Oristano un operatore del bulk mi ha mostrato la riga di cenere su una carenatura di nastro e una richiesta di demurrage sul telefono. Quando la Capitaneria ha chiuso le banchine B3–B5, il grano è rimasto fermo, gli acquirenti hanno pagato penali e la base si è mossa contro i mangimifici dell’interno. Casillo Commodities Italia sostiene che un prelievo sarebbe una tassa sul throughput in un anno magro. Un trader che considero affidabile replica che in una stagione scomposta la volatilità di base stampa profitti per chi sa posizionarsi, e che i risultati del 2023 hanno dato alle case abbastanza cuscino per pagare la loro quota in un anno duro.
Le famiglie stanno al capo diritto di questo circuito: bollette elettriche che rifletteranno gli investimenti di rete e sanzioni se quegli investimenti non si fanno, case danneggiate dal fuoco con una penetrazione assicurativa contro incendio boschivo ancora bassa, circa un terzo nelle zone rurali più esposte, aiutate dai ristori; negozi tra Orosei e Palmi che abbassano la serranda due giorni quando la corrente viene staccata in via preventiva in un’allerta rossa. Le utility sosterranno che un prelievo alza il loro costo del capitale e rallenta i progetti, gli investitori in BTP risponderanno che conta il costo del capitale dello Stato. Entrambi evitano la leva che negli ultimi anni ha più mosso acciaio e cemento: traguardi verificabili legati al rendimento regolato quando si usa la cassa delle utility, traguardi verificabili legati alle erogazioni quando a pagare è il Tesoro.
Non tutto, nel testo di Serra, convince. Le sue stime sono nella parte alta del plausibile. Conteggi indipendenti che circolano in via XX Settembre e su due desk di ricerca sell‑side parlano di entrate attese fra 3,8 e 4,6 miliardi; il resto, concludono, arriverebbe dal fondo ANPC e da riallocazioni. Ma lo strumento che ha scelto costringe le persone giuste a sedersi finalmente sulla sedia giusta. I BTP di Bellini potrebbero arrivare in cassa più in fretta della prima rata del prelievo e la decennale si può piazzare in una settimana se la forchetta di prezzo è quella indicata dai dealer, e lui si prenderà titoli sullo spread tenuto dalla prudenza. La prova, però, arriverà con il prossimo vento: se i quadri di sezionamento compaiono sui 127 feeder di media tensione che e‑distribuzione ha mappato come prioritari in Sardegna e se la flotta aerea ha equipaggi per volare quando all’interno si toccano i 41 gradi.
Se l’emendamento 4.2 vincola i 1,8 miliardi a milestones ARERA di trimestri e cabine, noi firmiamo il cronoprogramma entro lunedì. Possiamo anticipare 90 quadri di sezionamento in Sardegna entro il 31 ottobre e 60 in Calabria entro metà novembre.
La Commissione Bilancio è attesa al voto sull’emendamento 4.2 giovedì alle 12:30. ARERA ha già messo in calendario per il 5 agosto la delibera sulle metriche di resilienza per Sardegna e Calabria. Se entrambe le scadenze si materializzano, i primi cantieri sotto linea sulle dorsali MT di Oristano e del Reggino dovranno aprire entro la seconda settimana di settembre.